giovedì 13 luglio 2023

I dati sono sempre sufficienti?

La risposta può sembrare scontata ma la verità è che per molti non lo è affatto. Leggere i dati da uno schermo molto spesso non è sufficiente per poter capire davvero la condizione del proprio atleta soprattutto se questa è strettamente legata all’aspetto mentale come avviene in sport d’ endurance come il ciclismo e il triathlon. 
Vi riporto il caso di un mio atleta che si è preparato intensamente da novembre per partecipare ad un Ironman nel mese di giugno a cui non ha mai preso parte. 
Come primo test aveva partecipato ad un 70.3, la media distanza di Ironman in data 13 maggio.
- grafico dello status di forma -

Dal grafico riportato sopra è utile guardare la linea gialla (indica quanto un atleta è pronto, fresco per gareggiare) mentre quella viola (indica quanto un atleta è stanco). Le colonne rosse sono i singoli allenamenti e l’ultima colonna coincide con il giorno della gara del 13 maggio. 
Come è possibile notare dall’immagine avvicinandoci alla gara la linea gialla (prontezza atletica) si è alzata mentre quella viola (stanchezza) è scesa ma mai molto al di sotto di quella gialla e comunque meno di quanto mi aspettassi. Essendo una gara test non avevamo svolto uno scarico eccessivo e prolungato ma l’obiettivo era comunque di andar forte e fare un’ottima prestazione pertanto  risultavano strani, da una mia attenta analisi, dei dati così discordanti. Il nostro atleta fino a 15(quindici) giorni prima della competizione, nonostante i dati negativi che indicavano una certa stanchezza derivante dal lavoro svolto, si sentiva in piene forze, era carico mentalmente e non vedeva l’ora di mettersi in gioco per aprire il gas. Poi a 2(due) settimane dalla gara ha cominciato a non recuperare bene, sentirsi spossato e dormire male. Ovviamente confrontandomi con lui ho cominciato a diminuire i suoi carichi più di quanto volessi, insieme ai volumi per cercare di recuperare il più possibile e fargli avere la prestazione che meritava. Il risultato? Gara andata malissimo dall’inizio alla fine, come se avesse gareggiato un altro atleta rispetto a quello che conoscevo. Eppure sulla carta i dati non erano così negativi: c’era della stanchezza ma non tale da giustificare una gara del genere. 
Così, dopo due giorni dalla gara, il mio atleta torna in Italia e la figlia comincia a star male. Poco dopo comincia a star male anche la moglie e lui comincia ad avere degli arrossamenti sulla pelle. Esami su esami e arriva il responso: affetto da streptococco ed in seguito anche positivo al covid. 
Tutto questo per dimostrare che molto spesso i dati ci fanno vedere solo una parte dell'intero insieme, non ci permettono di capire in toto la situazione in atto.
Nel nostro caso specifico quando i dati erano totalmente negativi il mio atleta era sì stanco ma pieno di energie mentali e voglioso di gareggiare; quando invece i dati miglioravano lui non aveva energie né fisiche né mentali. Essere allenati non significa solo seguire tabelle ed avere ogni tanto un feedback dal proprio allenatore ma piuttosto cercare di creare una relazione atleta-allenatore per avere un confronto costante, proficuo per capire se l’allenamento sta andando verso la giusta direzione e se il proprio atleta è felice. 
E questo concetto ricordate che vale sia per amatori che per atleti professionisti (la storia di Tom Dumoulin insegna!).




Ride On - by Jacopo LODI

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